PANTHEON - Dream Station

Pantheon (Roma)

Pantheon (Roma)

Pantheon
Basilica collegiata di Santa Maria ad Martyres
Civiltà Romana
Utilizzo Tempio in origine , oggi basilica cristiana
Stile adrianeo
Epoca II secolo (edificio attuale)
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Amministrazione
Patrimonio Centro storico di Roma
Ente Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per il comune di Roma
Responsabile Giovanni Belardi, Paola Santilli
Visitabile
sito web
 

Il Pantheon (“tempio di tutti gli dei”) è un edificio di Roma antica, costruito come tempio dedicato alle divinità dell’Olimpo. Gli abitanti di Roma lo chiamano amichevolmente la Rotonna, o Ritonna[1] (“la Rotonda“), da cui anche il nome della piazza antistante. Fu fatto ricostruire dall’imperatoreAdriano tra il 118 e il 128 d.C., dopo che gli incendi del 80 e del 110 d.C. avevano danneggiato la costruzione precedente di età augustea.

L’edificio del Pantheon è inscrivibile in una sfera perfetta. L’altezza dell’edificio è uguale al suo diametro e misura 43,44 m per 43,44 m. Questa caratteristica risponde a criteri classici di architettura equilibrata e stabile. Nel Pantheon questi principi sono sintetizzati dall’armonia delle linee e dal calcolo perfetto delle geometrie delle masse.

All’inizio del VII secolo il Pantheon è stato convertito in basilica cristiana, chiamata Santa Maria della Rotonda[2], o Santa Maria ad Martyres, il che gli ha consentito di sopravvivere quasi integro alle spoliazioni apportate agli edifici della Roma classica dai papi.

Nel 2011 è stato visitato da 6.447.000 persone[3] .

Indice

  • 1 Etimologia
  • 2 Il Pantheon di Agrippa
  • 3 Il Pantheon adrianeo4 La storia successiva3.1 Il pronao
  • 3.2 L’avancorpo
  • 3.3 L’esterno della rotonda
  • 3.4 L’interno della rotonda
  • 3.5 La cupola
  • 3.6 La struttura
  • 3.7 Le caratteristiche dell’architettura
  • 3.8 Organo
  • 4 La storia successiva
  • 5 Il Pantheon come modello
  • 6 Persone inumate al Pantheon di Roma
  • 7 Leggende popolari e curiosità
  • 8 Note
  • 9 Bibliografia
  • 10 Voci correlate
  • 11 Altri progetti
  • 12 Collegamenti esterni

Etimologia

Pantheon (Roma)

L’abside e l’altare maggiore

Pantheon (Roma)

Interno del Pantheon

L'iscrizione di Agrippa, ricollocata da Adriano Pantheon (Roma)

L’iscrizione di Agrippa, ricollocata da Adriano

La parola Pantheon è a tutti gli effetti un prestito greco che la lingua italiana ha mantenuto per il tramite del latino: in greco τό πάνθειον è un aggettivo sostantivato indicante “la totalità degli dei”, e nella maggior parte dei casi sottintende il sostantivo ἱερόν (“tempio”). Dunque dal greco τό Πάνθειον (ἱερόν) (“Il tempio di tutti gli dei”) è derivato il calco latino Pantheon, utilizzato da Plinio il vecchio,[4] che ha consegnato la parola alla lingua italiana.

Il Pantheon di Agrippa

Il primo Pantheon fu fatto costruire nel 2725 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, amico e genero diAugusto, nel quadro della monumentalizzazione del Campo Marzio, affidandone la realizzazione aLucio Cocceio Aucto. Esso sorgeva infatti fra i Saepta Iulia e la basilica di Nettuno, fatti erigere a spese dello stesso Agrippa.

L’iscrizione originale di dedica dell’edificio, riportata sulla successiva ricostruzione di epocaadrianea, recita: M•AGRIPPA•L•F•COS•TERTIVM•FECIT (Marcus Agrippa, Lucii filius, consul tertium fecit) “Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, edificò”[5]; il terzo consolato di Agrippa risale appunto all’anno 27 a.C. Tuttavia Cassio Dione Cocceiano lo elenca con la basilica di Nettuno e il Gymnasium Laconiano tra le opere di Agrippa terminate nel 25 a.C.[6]

Dai resti rinvenuti a circa 2,50 metri sotto l’edificio alla fine del XIX secolo, si sa che questo primo tempio era di pianta rettangolare (metri 43,76×19,82[7]) con cella disposta trasversalmente, più larga che lunga (come il tempio della Concordia nel Foro Romano e il piccolo tempio di Veiove sulCampidoglio), costruito in blocchi di travertino rivestiti da lastre di marmo. L’edificio era rivolto verso sud, in senso opposto alla ricostruzione adrianea, preceduto da un pronao sul lato lungo che misurava in larghezza 21,26 metri. Davanti ad esso si trovava un’area scoperta circolare, una sorta di piazza che separava il tempio dalla basilica di Nettuno, recintata da un muretto in opera reticolata e con pavimento in lastre di travertino. Sopra queste lastre ne vennero poi posate altre dimarmo, forse durante il restauro domizianeo.

L’edificio di Agrippa aveva comunque l’asse centrale che coincideva con quello dell’edificio più recente e la larghezza della cella era uguale al diametro interno della rotonda. L’intera profondità dell’edificio augusteo coincide inoltre con la profondità del pronao adrianeo. Dalle fonti sappiamo che i capitelli erano realizzati in bronzo e che la decorazione comprendeva delle cariatidi e statue frontonali. Il tempio si affacciava su una piazza (ora occupata dalla rotonda adrianea) limitata sul lato opposto dalla basilica di Nettuno.

Cassio Dione Cocceiano afferma che il “Pantheon” aveva questo nome forse perché accoglieva le statue di molte divinità o più probabilmente perché la cupola della costruzione richiamava la volta celeste (e quindi le sette divinità planetarie), e che l’intenzione di Agrippa era stata quella di creare un luogo di culto dinastico, dedicato agli dei protettori della Gens Iulia (Marte e Venere), e dove fosse collocata una statua di Ottaviano Augusto, da cui l’edificio avrebbe derivato il nome. Essendosi l’imperatore opposto ad entrambe le cose, Agrippa fece porre all’interno una statua del Divo Giulio, (ossia di Cesare divinizzato) e, all’esterno, nel pronao, una di Ottaviano e una di sé stesso, a celebrazione della loro amicizia e del proprio zelo per il bene pubblico[6]. L’edificio venne decorato dall’artistaneoattico Diogenes di Atene[8].

Distrutto dal fuoco nell’80[9], venne restaurato sotto Domiziano, ma subì una seconda distruzione sotto Traiano.

Il Pantheon adrianeo

sezione Pantheon (Roma)

Prospetto e sezione nella ricostruzione adrianea

Sotto Adriano l’edificio venne interamente ricostruito[10]. I bolli laterizi (marchi di fabbrica annuali sui mattoni) appartengono agli anni 115127[7] e si può ipotizzare che il tempio fosse stato inaugurato dall’imperatore durante la sua permanenza nella capitale tra il 125 e il 128. Secondo alcuni il progetto, redatto subito dopo la distruzione dell’edificio precedente in epoca traianea, sarebbe attribuibile all’architetto Apollodoro di Damasco.

Rispetto all’edificio precedente fu invertito l’orientamento, con l’affaccio verso nord. Il grande pronao e la struttura di collegamento con la cella occupavano l’intero spazio del precedente tempio, mentre la rotonda venne costruita quasi facendola coincidere con la piazza augustea circolare recintata che divideva il Pantheon dalla basilica di Nettuno. Il tempio era preceduto da una piazza porticata su tre lati e pavimentata con lastre di travertino.

L’edificio è costituito da un pronao collegato ad un’ampia cella rotonda per mezzo di una struttura rettangolare intermedia.

Il pronao

Pantheon (Roma)

L’interno del pronao

Pantheon (Roma)

La copertura del pronao

Il pronao, ottastilo (con otto colonne di granito grigio in facciata), misura m 34,20×15,62 m ed era innalzato di m 1,32 sul livello della piazza[11] per cui vi si accedeva per mezzo di cinque gradini. L’altezza totale dell’ordine è di 14,15 m e i fusti hanno 1,48 m di diametro alla base[11].

Sulla facciata il fregio riporta l’iscrizione di Agrippa in lettere di bronzo, mentre una seconda iscrizione relativa ad un restauro sotto Settimio Severo fu più tardi incisa sull’architrave. Il frontone doveva essere decorato con figure in bronzo, fissate sul fondo con perni: dalla posizione dei fori rimasti si è ipotizzata la presenza di una grande aquila ad ali spiegate.

All’interno, due file di quattro colonne dividono lo spazio in tre navate: quella centrale più ampia conduce alla grande porta di accesso della cella, mentre le due laterali terminano su ampie nicchie che dovevano ospitare le statue di Augusto e di Agrippa qui trasferite dall’edificio augusteo.

I fusti delle colonne erano in granito grigio (otto in facciata) o rosa (otto, distribuite nelle due file retrostanti), provenienti dalle cave egiziane di Assuan, ed anche i fusti dei porticati della piazza erano in granito grigio, sebbene di dimensioni inferiori. I capitelli corinzi, le basi e gli elementi della trabeazione erano in marmo biancopentelico, proveniente dalla Grecia. L’ultima colonna del lato orientale del pronao, mancante già dal XV secolo fu rimpiazzata da un fusto in granito grigio sotto papa Alessandro VII e la colonna all’estremità orientale della facciata fu ugualmente sostituita sotto papa Urbano VIII con un fusto in granito rosso: l’originaria alternanza dei colori nelle colonne è stata perciò alterata nel corso del tempo. Le nuove colonne provenivano entrambe dalle Terme Neroniane.

Il timpano (che non è calibrato secondo la proporzione canonica greca) è divenuto liscio per l’avvenuta perdita della decorazione bronzea, di cui però si vedono ancora i fori per i supporti che la sostenevano.

Il tetto a doppio spiovente è sorretto da capriate lignee, sostenute da muri in blocchi con archi poggianti sopra le file di colonne interne. La copertura bronzea della travatura lignea del pronao fu asportata nel 1625 sotto papa Urbano VIII per la edificazione del Baldacchino di San Pietro, opera di Gian Lorenzo Bernini, e per la realizzazione di 80 cannoni del Castel Sant’Angelo[12]: per questo “riciclo” fu scritta la famosa pasquinata “quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini“.

Il pronao è pavimentato in lastre di marmi colorati che si dispongono secondo un disegno geometrico di cerchi e quadrati. Anche i lati del pronao sono rivestiti in marmo.

L’avancorpo

Pantheon (Roma)

Andrea Palladio, I quattro libri dell’architettura, pianta del Pantheon (1570)

La struttura intermedia che collega il pronao alla cella è un avancorpo in opera laterizia (mattoni), costituita da due massicci pilastri che si appoggiano alla rotonda, collegati da una volta che proseguiva senza soluzione di continuità l’originaria volta sospesa in bronzo della parte centrale del pronao. Nei pilastri sono inserite scale di accesso alla parte superiore della rotonda. La parete è rivestita con lastre di marmo pentelico e decorata all’esterno e ai lati della porta della cella da un ordine di lesene che prosegue l’ordine del pronao. Tra le lesene sono inseriti pannelli decorativi con ghirlande e con strumenti sacrificali.

All’esterno la struttura ha la stessa altezza del cilindro della rotonda e doveva come questa avere un rivestimento instucco e intonaco, poi scomparso.

Sulla facciata un frontone in laterizio ripete quello del pronao ad un’altezza maggiore, e si rapporta alle divisioni delle cornici marcapiano presenti sulla rotonda, che proseguono senza soluzione di continuità sulle pareti esterne della struttura rettangolare al di sopra dell’ordine di lesene. Il frontone, nascosto dal pronao, doveva comunque essere visibile solo da grande distanza.

La differenza di livello tra i due frontoni ha fatto ipotizzare che il pronao dell’edificio fosse stato in origine previsto di maggiori dimensioni, con fusti di colonna di 50 piedi (14,80 m) invece che di 40 piedi (11,84 m)[13], ma che le cave di granito egiziane, già sfruttate per i fusti del monumentale ingresso settentrionale del Foro di Traiano, non fossero in grado di fornire altri fusti monolitici di tali eccezionali dimensioni e che il progetto dovette dunque essere ridotto e modificato.

La porta in bronzo, di proporzioni diverse da quelle dell’apertura, proviene forse da un altro antico edificio.

L’esterno della rotonda

Pantheon (Roma)

L’esterno del Pantheon in un’incisione delXVI secolo di Etienne Duperac

L’esterno della rotonda nasconde la cupola per un terzo, costruendo un corpo cilindrico che altro non è che la continuazione in verticale del tamburo. Tra cupola e muro esterno è così racchiusa un’ampia intercapedine dove sono state ricavate un doppio sistema di camere finestrate, organizzate su un corridoio anulare, che ha anche la funzione di alleggerire il peso delle volte.

Il corpo esteriore della rotonda, esclusa la cupola, non era visibile in antico, in quanto nascosto dalla presenza di altri edifici contigui; per questo non presenta particolari decorazioni, a parte tre cornici con mensole a altezze diverse: in corrispondenza della trabeazione del primo ordine interno, lungo la linea d’imposta della cupola e sul coronamento. A ciascuna di queste tre fasce corrispondono anche diversi materiali usati nell’edificio, via via più leggeri.

L’interno della rotonda

Pantheon (Roma)

Un dipinto settecentesco di Giovanni Paolo Pannini che raffigura l’interno dellarotonda

« Volli che questo santuario di tutti gli dei rappresentasse il globo terrestre e la sfera celeste, un globo entro il quale sono racchiusi i semi del fuoco eterno, tutti contenuti nella sfera cava »
(Marguerite YourcenarMemorie di Adriano)

Lo spazio interno della cella rotonda è costituito da un cilindro coperto da una semisfera. Il cilindro ha altezza uguale al raggio (21,72 m) e l’altezza totale dell’interno è uguale al diametro (43,44 m)[14].

Al livello inferiore si aprono sei ampie nicchie distile (con due colonne sul fronte), a pianta alternativamente rettangolare (in realtà trapezoidale) e semicircolare, più la nicchia dell’ingresso e l’abside. Questo primo livello è inquadrato da un ordine architettonico con le colonne in corrispondenza dell’apertura delle nicchie e lesene nei tratti di parete intermedi, che sorreggono una trabeazione continua. Solo l’abside opposta all’ingresso è invece fiancheggiata da due colonne sporgenti dalla parete, con la trabeazione che gira all’interno come imposta del catino absidale a semicupola.

Tra le lesene, negli spazi tra le nicchie, sono presenti otto piccole edicole su alto basamento, con frontoncini alternativamente triangolari e curvilinei. Le pareti sono rivestite da lastre di marmi colorati.

L’ordine superiore, in opus sectile, aveva un ordine di lesene in porfido che inquadravano finestre e un rivestimento in lastre di marmi colorati. le finestre si affacciano sul primo corridoio anulare interno di alleggerimento. La decorazione romana originale di questa fascia fu sostituita con una realizzata nel XVIII secolo (probabilmente negli anni 17471752), che solo in parte ripristinò l’aspetto antico. Nel settore sud-occidentale una parte dell’originario aspetto romano di questo livello fu restaurata successivamente, ma in modo non del tutto preciso.

Il pavimento della rotonda è leggermente convesso verso i lati, con la parte più alta (spostata di circa 2 metri verso nord-ovest rispetto al centro) sopraelevata di circa 30 cm, mentre è concavo al centro per far sì che la pioggia che scende all’interno del tempio attraverso l’oculo posto sulla cima della cupola, defluisca verso i 22 fori di scolo posti al centro della rotonda. Esistono alcune leggende secondo cui dall’oculo non entra la pioggia, a causa di un sistema di correnti d’aria, ma sono evidentemente false. Il rivestimento è in lastre con un disegno di quadrati in cui sono iscritti alternativamente cerchi o quadrati più piccoli.

La cupola

La cupola, del diametro di 43,44 m[14], è decorata all’interno da cinque ordini di ventotto cassettoni[15], di misura decrescente verso l’alto, tranne nell’ampia fascia liscia più vicina all’oculo centrale, di 8,92 m di diametro[14]. L’oculo, che dà luce alla cupola, è circondato da una cornice di tegoloni fasciati in bronzo fissati alla cupola, che forse proseguiva internamente fino alla fila più alta di cassettoni. Una tradizione romana, vuole che nel Pantheon non penetri la pioggia per il cosiddetto “effetto camino”: in realtà, è una leggenda legata al passato quando la miriade di candele che venivano accese nella chiesa, produceva una corrente d’aria calda che saliva verso l’alto e che incontrandosi con la pioggia la nebulizzava, annullando pertanto la percezione dell’entrata dell’acqua.

La realizzazione fu resa possibile grazie ad una serie di espedienti che contribuiscono all’alleggerimento della struttura, dall’utilizzo dei cassettoni, all’uso di materiali via via sempre più leggeri verso l’alto: nello strato più vicino al tamburo cilindrico abbiamo strati di calcestruzzo con scaglie di mattoni, salendo troviamo calcestruzzo con scaglie di tufo, mentre nella parte superiore, nei pressi dell’oculo troviamo calcestruzzo confezionato con inerti tradizionali, miscelati a lava vulcanica macinata.

All’esterno, la cupola è nascosta inferiormente da una sopraelevazione del muro della rotonda, ed è quindi articolata in sette anelli sovrapposti, l’inferiore dei quali conserva tuttora il rivestimento in lastre di marmo. La parte restante era coperta da tegole in bronzo dorato, asportate dall’imperatore bizantino Costante II, ad eccezione di quelle che circondavano l’oculo, tuttora in situ. Lo spessore della muratura si rastrema verso l’alto (da 5,90 m inferiormente a 1,50 m in corrispondenza della parte intorno all’oculo centrale[14]).

La struttura

La cupola poggia sopra uno spesso anello di muratura in opera laterizia (cementizio con paramento in mattoni), sul quale si trovano aperture su tre livelli (segnalati all’esterno dalle cornici marcapiano). Queste aperture, in parte utilizzate a fini estetici, come le esedre dell’interno, in parte spazi vuoti con funzioni prevalentemente strutturali, compongono una struttura di sostegno articolata, inglobata nell’anello continuo che appare alla vista. Sulla parete esterna della rotonda è ora visibile dopo la scomparsa dell’intonaco di rivestimento, la complessa articolazione degli archi di scarico in bipedali (mattoni quadrati di due piedi di lato) inseriti nella muratura da parte a parte, che scaricano il peso della cupola sui punti di maggior resistenza dell’anello, alleggerendo il peso in corrispondenza dei vuoti.

La particolare tecnica di composizione del cementizio romano permette alla cupola priva di rinforzi di restare in piedi da quasi venti secoli. Una cupola di queste dimensioni sarebbe infatti difficilmente edificabile con i moderni materiali, data la poca resistenza alla trazione del calcestruzzo moderno, senza armatura. Il fattore determinante sembra essere una particolare tecnica di costruzione: il cementizio veniva aggiunto in piccole quantità drenando subito l’acqua in eccesso. Questo, eliminando in tutto o in parte le bolle d’aria che normalmente si formano con l’asciugatura, conferisce al materiale una resistenza eccezionale. Inoltre venivano utilizzati materiali via via più leggeri per i caementa mescolati alla malta per formare il cementizio: dal travertino delle fondazioni alla pomice vulcanica della cupola.

Le caratteristiche dell’architettura

Pantheon (Roma)

Pianta del Pantheon adrianeo

La costruzione del Pantheon fu un capolavoro di ingegneria, dove l’idea architettonica venne perfettamente interpretata con un approccio tecnico empirico (i cedimenti e le incrinature verificatisi subito dopo la costruzione vennero prontamente rimediati). La spazialità perfettamente sferica regala all’osservatore una sensazione di straordinaria armonia, “immota ed avvolgente”[7], grazie anche agli equilibrati rapporti tra le varie membrature, con articolati effetti di luce ed ombra nelle cassettonature, nelle nicchie e nelle edicole.

L’inserzione di un’ampia sala rotonda alle spalle del pronao di un tempio classico non ha precedenti nel mondo antico, almeno a giudicare dalle architetture che ci sono pervenute o che conosciamo dalle fonti letterarie. Esiste forse un precedente a Roma di edificio circolare con pronao[16], risalente alla tarda epoca repubblicana, sebbene in scala estremamente più modesta: il tempio B del Largo di Torre Argentina. L’operazione di fusione tra un modello classicista (il pronao colonnato) e un edificio dalla spazialità nuova, tipicamente romana (la rotonda), fu una sorta di compromesso tra la spazialità dell’architettura greca (attenta essenzialmente all’esterno degli edifici) e quella dell’architettura romana (centrata sugli spazi interni). Ciò suscitò varie critiche, ma si trattava “di un ovvio tributo al dominante classicismo della cultura di Roma”[17], che si manifestò durevolmente anche nei secoli successivi[18].

Il modello dello spazio circolare e coperto a cupola fu ripreso da quello delle grandi sale termali “imperiali” di Baia e Roma, ma fu una novità l’utilizzo di questo tipo di copertura per un edificio templare. L’effetto di sorpresa nel varcare la porta della cella doveva essere notevole e sembra caratteristico dell’architettura di epoca adrianea, ritrovandosi anche in molte parti della sua villa privata a Tivoli.

Un ulteriore elemento di novità era l’introduzione di fusti monolitici lisci di marmo colorato per le colonne di un tempio, al posto dei tradizionali fusti scanalati in marmo bianco.

Organo

Nella rotonda si trova un organo a canne, costruito dalla ditta Tamburini durante i restauri del 19251933. Si tratta di uno strumento a trasmissione elettrica con dieciregistri reali posti sopra un somiere a doppio scompartimento ed azionati da entrambe le due tastiere e dalla pedaliera della consolle. L’insieme delle canne è posto in cassa espressiva all’interno della nicchia dietro la statua di Sant’Erasio, alla sinistra dell’abside maggiore. Lo strumento è stato restaurato dalla ditta Claudio Anselmi-Tamburini nel 2003; la sua manutenzione ordinaria è affidata alla ditta OSL. Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera – Espressivo

Principale 8′
Bordone 8′
Gamba 8′
Coro viole 8′
Ottava 4′
Flauto 4′
Flauto in XII 2.2/3′
Ripieno 5 file
Seconda tastiera – Espressivo

Principale 8′
Bordone 8′
Gamba 8′
Coro viole 8′
Ottava 4′
Flauto 4′
Flauto in XII 2.2/3′
Ripieno 5 file
Pedale

Contrabbasso 16′
Basso 8′
Unioni e accoppiamenti

Unione I-P
Unione II-P
Unione II-I
Ottava sopra I
Ottava grave II-I

La storia successiva

Le fonti ci rendono noto un restauro sotto Antonino Pio, mentre l’iscrizione incisa sulla trabeazione della fronte, ricorda altri restauri sotto Settimio Severo (nel 202), di portata per lo più marginale.[17]

L’edificio si salvò dalle distruzioni del primo Medioevo perché già nel 608 l’imperatore bizantino Foca ne aveva fatto dono a papa Bonifacio IV (608-615), che lo trasformò nel 609 in chiesa cristiana con il nome di Sancta Maria ad Martyres, consacrandolo con una solenne processione di clero e di popolo[19]. L’intitolazione proviene dalle reliquie di anonimi martiri cristiani che vennero traslate dalle catacombe nei sotterranei del Pantheon.

« Questo maraviglioso tempio, secondo il sentimento comune, […] si disse Panteon, perché era dedicato a tutti li Dei immaginati da’ Gentili. Nella parte superiore […] erano collocate le statue delli Dei celesti, e nel basso i terrestri, stando in mezzo quella di Cibele; è nella parte di sotto, che ora è coperta dal pavimento, erano distribuite le statue delli dei penati. […] Bonifazio IV. per cancellare quelle scioccherie, e sozze superstizioni, l’an. 607. purgatolo d’ogni falsità gentilesca, consagrollo al vero Iddio in onore della ss. Vergine, e di tutti i santi Martiri; perciò fece trasportare da varj cimiteri 18. carri di ossa di ss. Martiri, e fecele collocare sotto l’altare maggiore; onde fu detto s. Maria ad Martyres »
(Giuseppe VasiItinerario istruttivo per ritrovare le antiche e moderne magnificenze di Roma1763)

Fu il primo caso di un tempio pagano trasposto al culto cristiano. Questo fatto lo rende il solo edificio dell’antica Roma ad essere rimasto praticamente intatto e ininterrottamente in uso per scopo religioso fin dal momento della sua fondazione.

Pantheon (Roma)

I campanili del Pantheon in un acquerello di Jakob Alt del 1836

Le tegole di bronzo dorato che rivestivano all’esterno la cupola furono asportate per ordine di Costante IIimperatore d’Oriente nel 663[20] e sostituite con una copertura di piombo nel 735. Dopo l’anno 1000 la chiesa prese il nome di Santa Maria Rotunda, dalla quale deriva il nome della piazza antistante[12]Papa Eugenio IV (1431 – 1447) lo fece restaurare, liberandolo anche delle botteghe che negli anni erano state costruite intorno[21]. Gli elementi in bronzo della copertura del pronao e, forse, anche le sculture del frontone subirono nel 1625, sotto papa Urbano VIII Barberini, la medesima sorte di quelle dorate sotto Costante II di Bisanzio, e furono fusi dal Bernini per creare il maestoso baldacchino sull’altare papale in San Pietro.[22]Nello stesso periodo furono aggiunti ai lati del frontone due campanili, opera di Gian Lorenzo Bernini fin da allora oggetto di critiche molto accese, presto conosciuti con il dispregiativo di “orecchie d’asino”; furono eliminati nel 1883[23].

Già nel XV secolo, il Pantheon venne arricchito da affreschi: forse il più noto è l’Annunciazione di Melozzo da Forlì, collocato nella prima cappella a destra di chi entra. La chiesa fu poi scelta ufficialmente come sede della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon, fronte accademico dell’associazione professionale degli artisti che sarebbe poi divenuta l’Accademia nazionale di San Luca. A partire dal Rinascimento nel Pantheon, come in tutte le chiese, furono realizzate sepolture, in particolare di artisti illustri. Ancor oggi vi si conservano, fra le altre, le tombe dei pittori Raffaello Sanzio[24] ed Annibale Carracci, dell’architetto Baldassarre Peruzzi e del musicista Arcangelo Corelli.

Un cenno a parte va fatto per le tombe dei re d’Italia: Vittorio Emanuele II, la cui tomba è collocata nella cappella adiacente all’affresco di Melozzo, il figlio Umberto I e la sua consorte regina Margherita. Queste tombe vengono mantenute in ordine da volontari delle organizzazioni monarchiche. Il servizio di guardia d’onore è reso dai volontari dell’Istituto nazionale per la guardia d’onore alle reali tombe del Pantheon. Esistono polemiche sull’opportunità di inumare al Pantheon anche i resti di Vittorio Emanuele III e di Umberto II a causa del comportamento tenuto dai Savoia nel periodo successivo alla prima guerra mondiale e nel corso dellaseconda guerra mondiale.

La conservazione del Pantheon è a cura e spese del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ma l’edificio resta tuttora una chiesa dove vengono celebrate regolarmente le funzioni religiose dai Canonici del Capitolo del Pantheon.

Il Pantheon come modello

« Il più bel resto dell’antichità romana è senza dubbio il Pantheon. Questo tempio ha così poco sofferto, che ci appare come dovettero vederlo alla loro epoca i Romani »
(StendhalPasseggiate romane)
Pantheon (Roma)
 

La Rotonda disegnata da Thomas Jefferson alla University of Virginia

Come esempio meglio conservato dell’architettura monumentale romana, il Pantheon ha avuto enorme influenza sugli architetti europei e americani (un esempio su tutti, Andrea Palladio), dal Rinascimento al XIX secolo, col Neoclassicismo. Numerose chiese, sale civiche, università e biblioteche, riecheggiano la sua struttura con portico e cupola. Molti sono gli edifici famosi influenzati dal Pantheon: in Italia si segnalano la chiesa del cimitero monumentale di Staglieno di Genova, lachiesa di San Carlo al Corso a Milano, la basilica di San Francesco di Paola a Napoli, il Cisternone di Livorno e il Tempio Canoviano a Possagno, la chiesa della Gran Madre di Dio e il mausoleo della Bela Rosin a Torino; nei paesi anglosassoni la rotonda del British Museum, la rotonda di Thomas Jefferson dell’Università della Virginia, la biblioteca della Columbia UniversityNew York, il Jefferson Memorial a Washington D.C. e la biblioteca dello Stato di Victoria a MelbourneAustralia.

Tuttavia, la struttura fondamentale in senso lato (edificio a pianta centrale con cupola con aggiunta di una facciata ispirata al tempio greco e prospiciente una piazza costruita apposta per l’edificio) si è ritrovata, a partiere dall’architettura rinascimentale, in innumerevoli edifici, prima tra tutti la Basilica di San Pietro.

Persone inumate al Pantheon di Roma

Annibale CarracciArcangelo CorelliGiovanni da Udine, la regina Margherita di SavoiaPerin del VagaBaldassarre PeruzziRaffaello Sanzio, il re Umberto I d’Italia,Flaminio Vacca, il re Vittorio Emanuele II d’ItaliaTaddeo Zuccari.

Leggende popolari e curiosità

  • Secondo una tradizione popolare romana il fossato poco profondo che circonda l’edificio del Pantheon non è stato scavato da mano umana. Si narra infatti che un giorno il diavolo attendeva il pegno del mago Pietro Bailardo per i suoi servigi. Quest’ultimo una volta uscito dal Pantheon pagò il diavolo con sole quattro noci e poi si rifugiò nella chiesa. Sicché il diavolo, arrabbiato per l’oltraggio subìto sprofondò tra le fiamme nelle viscere della Terra creando il solco denominato appunto “fossato del diavolo”.
  • Il peso di ciascuna pietra di costruzione del Pantheon arriva fino a 90 tonnellate. Sono lastre di marmo che più di 2000 anni fa vennero dall’Egitto per l’erezione del nuovo tempio romano[25].
  • L’edificio fu concepito architettonicamente per avere un’unica finestra a forma di oculo sulla cupola di quasi 9 metri di diametro. Dal punto di vista illuminotecnico e museografico questa apertura verso l’esterno permette il ricadere zenitale della luce e dunque un sapiente gioco di chiaroscuro all’interno. Intorno all’oculo del Pantheon sono nati lungo i secoli molteplici leggende, studi astrologici e curiosità. Si dice che nell’antichità la pioggia non riusciva ad entrare nell’edificio a causa del calore e dei fumi delle candele che illuminavano l’interno. La cosa non può essere comprovata da fonti certe e dunque rimane una leggenda. Nel Pantheon nei giorni piovosi ancora oggi entra abbondante acqua, motivo per il quale il pavimento è stato concepito con 22 forature per permettere alla pioggia di filtrare[26]. Grazie alla presenza dell’oculo si osservano fenomeni astronomici all’interno dell’edificio architettonico tanto da essere stato da alcuni definito “un tempio solare”. Nelsolstizio d’estate infatti, grazie ai calcoli architettonici di questa particolare chiesa, a mezzogiorno un raggio di sole penetra dall’oculo all’interno e colpisce il portale d’accesso. Secondo invece una leggenda medievale l’oculo del Pantheon sarebbe stato creato dal diavolo in fuga dal tempio di Dio. Altra leggenda narra che prima l’oculo fosse in realtà un’apertura prevista per ospitare la grande pigna di bronzo, attualmente ubicata in Vaticano, nell’omonimo cortile[27].
  • La cupola del Pantheon costruita in calcestruzzo è al momento della costruzione la più larga mai costruita in muratura. Essa fu opera della ricostruzione che nel 128 d.C. subì l’edificio sotto il governo dell’imperatore Adriano. Fino al completamento della Cupola del Brunelleschi (1436) la cupola del Pantheon rimase la più grande mai costruita.
  • La cupola era talmente grande che era ritenuto impossibile che fosse stata creata da mano umana per questo era anche chiamata Cupola del Diavolo.